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scorte per l’inverno

31 Ott

Il meteo di questi giorni è impazzito: freddo, pioggia e i raffreddori sono in arrivo.

Proprio per questo bisogna scegliere bene i fazzolettini che si usano, una scelta responsabile può aiutare a salvare le foreste e la biodiversità.

Esiste infatti una ong internazionale, la Fsc (Forest Stewardship Council), impegnata nella promozione della gestione delle foreste e delle piantagioni che tutelano l’ambiente naturale, siano utili alla gente e valide dal punto di vista economico.

L’importanza di questa ong si può capire pensando ad alcuni dei suoi membri: Greenpeace, Legambiente e Wwf e partner del calibro di Ikea e Conforama.

La Fsc persegue i suoi obiettivi grazie ad una particolare etichettatura che permette ai consumatori di identificare il legno e i prodotti legnosi che derivano dalle foreste gestite in modo responsabile.

 

La certificazione Fsc accompagna il legno nelle diverse fasi di trasformazione e nei passaggi commerciali permettendo la rintracciabilità del prodotto lungo tutta la linea produttiva.

In Italia i fazzolettini certificati più comuni sono quelli a marchio Coop, l’importante però è verificare la presenza della sigla FSC

 

LA BUONA GESTIONE DELLE FORESTE SECONDO FSC

In una foresta certificata FSC la gestione rispetta come minimo i seguenti Principi e Criteri:

1. Rispetto delle leggi locali, nazionali e delle convenzioni ed accordi internazionali.

2. Riconoscimento e tutela della proprietà e dei diritti d’uso della terra e delle risorse forestali.

3. Riconoscimento e tutela dei diritti delle popolazioni indigene che dipendono dalla foresta.

4. Rispetto dei diritti dei lavoratori e delle comunità locali (sicurezza sul lavoro, benessere economico e sociale).

5. Promozione di un uso efficiente dei prodotti e benefici ambientali e sociali derivanti dalla foresta.

6. Conservazione della biodiversità, tutela del paesaggio, delle funzioni ecologiche, della stabilità e dell’integrità della foresta.

7. Attuazione di un piano di gestione forestale adatto alla scala e all’intensità degli interventi, con chiari obiettivi di lungo periodo.

8. Monitoraggio e valutazione della foresta, delle attività di gestione e dei relativi impatti.

9. Conservazione delle foreste di grande valore ecologico-naturalistico, con importanti funzioni protettive o di grande valore storico-culturale.

10. Gestione delle piantagioni forestali in accordo con i Principi precedenti, in modo da ridurre lo sfruttamento delle foreste naturali e da promuoverne la conservazione.

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le multinazionali coinvolte nel processo di disboscamento

30 Gen

MITSUBISHI

Secondo l’ Organizzazione Internazionale per il Commercio del Legname (ITTO), il Giappone è uno dei maggiori importatori di legname tropicale nel mondo. La Mitsubishi Trading Company è una delle più potenti compagnie giapponesi di legname tropicale, ottenuto dalla distruzione delle foreste. Ha estese operazioni di sfruttamento delle foreste in Brasile, Indonesia, Filippine, Papua Nuova Guinea, Cile, Canada.

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SHELL

  • secondo un rapporto dell’ottobre 1991, una vasta area di foresta tropicale intatta è minacciata da una serie di 10 dighe idroelettriche, progettate per fornire energia ad un complesso di miniere di bauxite e fonderie di alluminio nel Parà, in Brasile. La fonderia della miniera userà energia proveniente dalla diga Cachoeira Porteira, che inonderà 911 Kmq di foresta tropicale, compresi alcuni villaggi dell’Amazzonia. La diga inonderà anche terre abitate da

23 gruppi di popoli indigeni, alcuni dei quali non sono ancora venuti in contatto con l’uomo bianco.

  • Secondo Survival International, la Shell è coinvolta nelle ricerche di gas naturale sul fiume Camisea in Perù, sulle terre degli Indios Machiguenga, vicino alla zona degli Indios Kugapakori, non ancora contattati, e quindi vulnerabili alle malattie. Nel 1990, secondo “The Ecologist”, la Shell ammise di aver scelto una zona in Thailandia per una piantagione di eucalipti perchè sarebbe stato relativamente economico sfrattare e risarcire più di 4.000 indigeni. Fu consentito agli agenti della Shell di usare la corruzione e le minacce di violenza per indurre gli indigeni a lasciare le loro terre.

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McDONALD’S

alla fine è stato costretto ad ammettere di usare bovini allevati su terre dove erano state disboscate foreste pluviali, compromettendo la rigenerazione di queste. Bisogna anche considerare che l’utilizzo di allevamenti da parte delle multinazionali spinge gli abitanti di quelle zone ad andarsene in altre aree e a tagliare ulteriori alberi

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