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Dal Giappone con furore

23 Mar

Ieri ha circolato con insistenza la voce dell’arrivo della nube radioattiva anche da noi. Infatti le previsioni fornite dall’Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire hanno preannunciato l’arrivo della nube sui cieli francesi per oggi e sui cieli italiani per domani. Parallelamente ho letto il discorso della European Physical Society sulla situazione giapponese e ho creato la rappresentazione grafica delle parole più usate…il risultato dimostra il ripetersi delle parole nucleare, danno, conseguenze, europeo…nulla di buono insomma. Adesso si vedrà come evolve la situazione, per ora il governo italiano temporeggia.

Spegni la luce e accendi il tricolore

18 Feb

È il motto della settima edizione della campagna “M’illumino di meno” lanciata dal programma di Radio2 Caterpillar.

Quest’anno il tema saranno i 150 dell’unità d’Italia, e per l’occasione la puntata della trasmissione andrà in onda dal Castello di Rivoli a Torino (17-19,30). Nella location scelta ci sarà una installazione raffigurante l’Italia sotto forma di puzzle realizzato in plastica riciclata, proveniente dal progetto “Italiae. 150 eventi in piazza per ri-disegnare l’Italia”, nato dalla collaborazione fra il Comitato Italia 150 e il Dipartimento Educazione Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea e finalizzato a promuovere elementi di cultura contemporanea nel contesto storico e ad attualizzare la dimensione storica nel tempo presente.

Caterpillar invita comuni, associazioni, scuole, aziende e case ad aderire all’iniziativa creando un’accensione virtuosa, a base di fonti rinnovabili: infatti accanto agli spegnimenti simbolici ci saranno anche le accensioni originali di luci pulite a tema con il tricolore.

Su www.caterpillar.rai.it sarà possibile segnalare la propria adesione e trovare tutti i materiali per diffondere l’iniziativa.

triangolo della morte

2 Nov

Questi giorni mi sono imbattuta in un articolo del 2004 pubblicato dalla rivista “Lancet Oncology” che lancia un messaggio inequivocabile parlando di Triangolo della morte.

Il riferimento, per niente lusinghiero, va alla zona compresa tra Nola, Acerra e Marigliano.

Dai dati disponibili emerge infatti una profonda discrepanza tra l’indice di mortalità per il tumore al fegato, che a livello italiano si attesta a 14 casi ogni 100mila abitanti, sale sino a 35,9 per gli uomini e 20,5 per le donne (ogni 100mila abitanti).

Secondo lo studio la causa di questi dati è da ricondurre allo stoccaggio dei rifiuti, soprattutto illegale, che porta all’inquinamento del territorio e si ripercuote nella catena alimentare e nell’atmosfera di chi vive nella zona.

Gli organi colpiti sono i più sensibili del corpo: vescica, fegato e stomaco, dove c’è maggiore probabilità che la sostanza tossica entri all’interno della cellula. Tra i 20 e i 40 anni il rischio leucemie e linfomi, dunque, risulta più elevato.

Ma questo era il 2004…ci sarebbe stato tanto lavoro da fare, eppure siamo ancora qui a discuterne.

scorte per l’inverno

31 Ott

Il meteo di questi giorni è impazzito: freddo, pioggia e i raffreddori sono in arrivo.

Proprio per questo bisogna scegliere bene i fazzolettini che si usano, una scelta responsabile può aiutare a salvare le foreste e la biodiversità.

Esiste infatti una ong internazionale, la Fsc (Forest Stewardship Council), impegnata nella promozione della gestione delle foreste e delle piantagioni che tutelano l’ambiente naturale, siano utili alla gente e valide dal punto di vista economico.

L’importanza di questa ong si può capire pensando ad alcuni dei suoi membri: Greenpeace, Legambiente e Wwf e partner del calibro di Ikea e Conforama.

La Fsc persegue i suoi obiettivi grazie ad una particolare etichettatura che permette ai consumatori di identificare il legno e i prodotti legnosi che derivano dalle foreste gestite in modo responsabile.

 

La certificazione Fsc accompagna il legno nelle diverse fasi di trasformazione e nei passaggi commerciali permettendo la rintracciabilità del prodotto lungo tutta la linea produttiva.

In Italia i fazzolettini certificati più comuni sono quelli a marchio Coop, l’importante però è verificare la presenza della sigla FSC

 

LA BUONA GESTIONE DELLE FORESTE SECONDO FSC

In una foresta certificata FSC la gestione rispetta come minimo i seguenti Principi e Criteri:

1. Rispetto delle leggi locali, nazionali e delle convenzioni ed accordi internazionali.

2. Riconoscimento e tutela della proprietà e dei diritti d’uso della terra e delle risorse forestali.

3. Riconoscimento e tutela dei diritti delle popolazioni indigene che dipendono dalla foresta.

4. Rispetto dei diritti dei lavoratori e delle comunità locali (sicurezza sul lavoro, benessere economico e sociale).

5. Promozione di un uso efficiente dei prodotti e benefici ambientali e sociali derivanti dalla foresta.

6. Conservazione della biodiversità, tutela del paesaggio, delle funzioni ecologiche, della stabilità e dell’integrità della foresta.

7. Attuazione di un piano di gestione forestale adatto alla scala e all’intensità degli interventi, con chiari obiettivi di lungo periodo.

8. Monitoraggio e valutazione della foresta, delle attività di gestione e dei relativi impatti.

9. Conservazione delle foreste di grande valore ecologico-naturalistico, con importanti funzioni protettive o di grande valore storico-culturale.

10. Gestione delle piantagioni forestali in accordo con i Principi precedenti, in modo da ridurre lo sfruttamento delle foreste naturali e da promuoverne la conservazione.

immondizia: la raccolta differenziata questa sconosciuta

26 Ott

Breve panoramica sui livelli di raccolta differenziata nelle principali città italiane:

Napoli 19%

Roma 20%

Torino circa 42%

Milano supera il 37%

Firenze 36%

Bologna circa 34%

Palermo 5,5%

Catania 6,8%

Animal Spot

22 Ott

“Inevitabile che si pensasse, nella città nata grazie all’intervento materno di una Lupa (e salvata, la città, dall’opera provvidenziale di un buon gruppo di Oche), ad una rassegna della comunicazione con e su animali.
Da Roma, quindi, un tributo agli animali che fanno vendere”

Con questa premessa, nel 1995, è nata Animal Spot che racconta, archivia e premia campagne pubblicitarie con e su animali.

Quest’anno la scelta finale verte su sette video votabili dal sito Repubblica.it, la premiazione avverrà il 4 novembre nell’ambito della Festa del Cinema di Roma.

Al di là dell’evento e della premiazione, ho trovato questo sito carino e divertente: ci sono video di dubbio gusto però è una bella raccolta del nostro modo di rapprensetare gli animali.

a ciascuono il suo uovo

2 Ott

Un’indagine dell’Eurobarometro ha rivelato che circa il 62% della popolazione europea intervistata è disponibile a cambiare il supermercato abituale per poter acquistare prodotti maggiormente rispettosi del benessere degli animali.

Questa scelta diventa molto importante nella scelta delle uova. Infatti la nostra buona volontà viene spesso messa in discussione da etichette poco chiare e ingannevoli: non è raro vedere immagini e slogan che inducono il consumatore a credere di acquistare prodotti rispettosi del benessere degli animali e poi scoprire il contrario.

L’acquisto critico delle uova richiede qualche minuto di tempo in più davanti allo scaffale e una buona dose di pazienza nel cercare di leggere i timbri. Infatti questo è l’unico modo per aggirare le immagini e gli slogan presenti sulle confezioni e mirati alla sola vendita del prodotto.

È importante sapere che dal primo gennaio 2004 sono entrate in vigore le nuove norme per l’etichettatura delle uova: il primo numero consente di risalire al tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), la seconda sigla indica lo Stato in cui è stato deposto (es.IT), seguono le indicazioni relative al codice ISTAT del Comune, alla sigla della Provincia ed infine il codice distintivo dell’allevatore.

Per quanto riguarda la scelta dell’ ‘”uovo giusto” ho scelto due posizioni contrapposte.

Da un lato un opuscolo realizzato dalla Lav (Lega anti vivisezione) spinge il consumatore a evitare l’acquisto di uova da allevamenti in gabbia e preferire quelle biologiche o all’aperto elencando tutti i benefici per la nostra salute e per il benessere degli animali.

Dall’altra parte il sito Laboratorio AntiSpecista offre una visione diversa e afferma:

“La realtà delle uova biologiche o allevate all’aperto è molto meno rosea di quello che si vuole far credere, lo spazio per le galline in allevamenti bio o in quelli all’aperto è di 833cm2 per gallina (equivalenti a un foglio 35cm x 25cm) mentre in quelli da batteria lo spazio è di 600cm2 (equivalenti a un foglio 20cm per 30cm) quindi concretamente la gallina ha 2,5 cm (un pollice) in più di spazio attorno a se, cosa che come si può capire non è certo una grande differenza.

La differenza vera è che negli allevamenti all’aperto o bio le galline devono avere accesso a spazi aperti almeno quotidianamente, il problema è che questa legge è facilmente aggirabile, lo spazio aperto non è detto che sia realmente utilizzato dalle galline. Immaginiamo ad esempio un capannone adibito ad allevamento io di galline ovaiole che allevi 2000 galline e abbia all’esterno effettivamente i 5000m2 richiesti dalla legge (2000galline x 2.5metri), non è detto che questo spazio sia effettivamente a disposizione delle galline. In quanto le galline si allontanano solo pochi metri dal proprio giaciglio e dal posto dove stano cibo e acqua, questo fa si che in realtà i 2,5 metri a disposizione a livello concreto diventino davvero molti meno e quindi questo fa si che per le galline la situazione non sia poi diversisa da quelle in batteria. La vita sarà migliore, senza dubbio, ma da lì ad essere eticamente accettabile ne passa davvero tanto.”

La verità sembra ingarbugliata: sarebbe meglio evitare le uova e secondo me acquistare quelle biologiche (etichetta 0) è di gran lunga la scelta preferibile.

delfini si, delfini no

23 Ago

Qualche giorno fa abbiamo visto due delfini che nuotavano poco distanti dalla riva…hanno saltato fuori dall’acqua, si sono immersi, hanno nuotato a pelo d’acqua e poi si sono allontanati verso un’altra riva.

È stato bello anche se l’incontro non è stato chiaro e vicino come all’acquario mi ha lasciato una sensazione piacevole…mooolto piacevole. Sulla cattività dei delfini mi sono imbattuta spesso in notizie un po’..sconcertanti. Tutto è iniziato con la testimonianza di Ric O’Barry, ex addestratore di delfini, oggi attivista per i loro diritti.

Nella mia vita ho catturato circa 100 delfini, negli anni ’60, compresi i 5 usati per la serie Flipper. Ero uno degli addestratori piu’ pagati del mondo. Se volevo potevo mettere in piedi un programma di addestramento di delfini e fare 3-4 milioni di dollari l’anno. Sono cambiato quando Flipper e’ morto suicida tra le mie braccia. Uso questa parola con trepidazione, ma non conosco un’altra parola che descriva l’asfissia auto-indotta. I delfini e gli altri mammiferi marini non respirano in modo automatico. Ogni respiro e’ un atto conscio, ed e’ per questo che non dormono mai. Se la vita diventa una pena insopportabile, semplicemente decidono di non respirare piu’. Flipper mi ha guardato negli occhi e ha smesso di respirare. In quel periodo ero estremamente ignorante. Ora sono contro la cattivita’.

In realtà non è solo la depressione a stroncare questi animali, un’inchiesta di qualche anno fa pubblicata da L’Espresso ha messo in luce molti casi di morti ingiustifite: Romeo stroncato da una necrosi epatica a causa dell’alimentazione imposta dal suo allenatore (privazione di cibo e somministrazione di ormoni); Violetta morta soffocata a causa della spina dorsale spezzata; Hector morto a causa di un’infarto del miocardio, sono solo alcuni dei casi di morti che avvengono in Italia.  I delfini muoiono perché noi li vogliamo veder saltare, perché i parchi acquatici devono guadagnare e si impongono ritmi insostenibili a questi animali.

Non è un caso che Oscar Carini, ex addestratore a Gardaland abbia dichiarato “Non si possono costringere i delfini a fare tutti i giorni 5 o 6 spettacoli pensando che non ne risentano. Loro sono come noi. Sono intelligenti. Gli allenamenti aggressivi finiscono per ucciderli”, e ancora descrivendo il suo successore dichiara che è un tipo “senza etica professionale ed esperienza, ai vertici del parco piaceva: era superproduttivo, ubbidiente, molto cortese. Con i cetacei, invece, usava le maniere forti. I delfini, davanti a lui, saltavano fuori dall’acqua decine di volte. Sempre alla velocità della luce: perché avevano la pelle irritata dal cloro e ogni balzo rappresentava per loro un po’ di refrigerio. Tanta iperattività era entusiasmante per il pubblico, molto meno per gli animali: la Guardia forestale in un rapporto racconta, per esempio, la storia di Tom e Jerry, due otarie «dagli occhi velati di bianco» perché vittime di «eccessi da cloro»”.

Sul caso di Violetta Giuli Cordara, presidente di Animal and Nature Conservation Fund, ha dichiarato: “Siamo nel 2000. Non voglio neanche pensare che qualcuno le abbia potuto dare una bastonata durante l’addestramento, quelli sono metodi da età della pietra”…

Un modo per contrastare tutto questo è smettere di andare a visitare questi parchi…se non sono fonte di reddito questi animali verranno lasciati in pace.

quel campanile del lago di Resia

16 Ago

Una gita fuori porta ci ha portato nel profondo nord, al confine tra Italia, Svizzera e Austria. Un piccolo mondo a parte, di quelli che si lasciano alle spalle la politica e le grane che imperversano in tv e giornali. Ci ha attirato sin lassù il commento di un turista che ho letto in un forum: parlava dell’incanto del Lago di Resia e del suo campanile…in realtà non avevo capito molto, bello si ma tutto immaginavo tranne che il campanile fosse dentro il lago!!

Credevo di essere davanti al prodigio della natura selvaggia che si ri-appropria dei terreni…invece la storia è ben diversa.

Il lago di Resia è una località poco conosciuta tra chi, come me, non conosce il nord Italia, eppure ospita un paesaggio da favola, in grado di evocare alla mente splendide storie di cavalieri e principesse….e tutto grazie al campanile che emerge, come testimone finale di quello che le acque hanno nascosto.

Credevamo che il vecchio paese fosse stato sommerso dal tempo, invece la storia della sua origine ha connotazioni politiche, interessi economici, e soprattutto tanta povertà e la solitudine delle popolazioni coinvolte.

Tutto ha inizio nella seconda metà dell’800 quando l’ingegnere Josef Duile di Curion decise di abbassare il lago di Curon (che si trova vicino al lago di Resia) attraverso la costruzione di alcuni argini che incanalassero il Rio Carlino. Il primo dei numerosi intoppi al progetto è del 1955, quando l’inondazione dei paesi di Burgusio, Clusio, Laudes e Glorenza ha portato all’interruzione del progetto. Nel 1920, dopo un primo progetto austro-ungarico, il governo italiano (che ha avuto la zona grazie al patto St. Germain) ha deciso l’innalzamento del livello dell’acqua del lago di 5 metri e, nel 1939, il consorzio “Montecatini” che aveva ricevuto la concessione per la costruzione di una diga, decise l’innalzamento delle acque di 22 metri. Lo scoppio della seconda guerra mondiale ha bloccato ancora una volta i lavori, ripresi solo nel 1947 nonostante le proteste della popolazione locale che arrivò a chiedere l’intercessione di Papa Pio XII recandosi, inutilmente, a Roma.

Le proteste sono rimaste inascoltate e non hanno impedito che nel 1950 si chiudessero le cateratte del Rio Carlino facendo aumentare le acque del lago costantemente e distruggendo:

677 ettari di terreno, dei quali 523 agricoli.
163 case (107 a Curon, 47 a Resia e 9 a San Valentino).
150 famiglie contadine vennero private della loro unica fonte di reddito,

La meta’ dei contadini rimasti senza casa e senza lavoro fu costretta ad emigrare.

Attualmente il lago è lungo 6 km e largo 1 km, c’è una lingua di terra che permette una suggestiva passeggiata “tra le acque”…la sua costruzione ha coinvolto 7 mila operai che hanno lavorato per mille giorni scavando 35 km di tunnel sotterranei, usando 1,5 quintali di cemento, 10 mila tonnellate di ferro, 800 tonnellate di esplosivo (la glicerina arrivò dall’Argentina).

L’unico sopravissuto è il campanile (1357) della chiesa di Santa Caterina che non potrà certo risarcire quelle famiglie, ma attira oggi molti turisti, attratti da questo gigante muto che cela bene il segreto della sua origine….una leggenda vuole che d’inverno si sentano ancora le campane suonare, forse un eco delle proteste di chi perse tutto per l’origine di quella che è oggi una meta turistica simbolo della Val Venosta.

vergogna

24 Giu

Una pensionata di 62 anni, è stata multata per avere dato da mangiare ad un cane randagio. E’ accaduto a Siliqua, a 35 chilometri da Cagliari, dove un’ordinanza del sindaco vieta ai cittadini di cibare i tanti cani randagi della zona. La donna però, quando si è trovata di fronte ad un setter malato e stremato, vicino a casa, gli ha dato un po’ d’acqua ed una manciata di crocchette per cani. Subito è scattata la multa dei vigili: 105 euro.
La donna – come ha raccontato al quotidiano La Nuova Sardegna che ha riportato la notizia – paghera’ la multa (“ho cercato di alleviare le sofferenze di quel cane mossa da compassione”) ma ha ricordato che ”i vigili urbani sono stati solerti nel sanzionarmi ma non sono stati puntuali quando li ho invitati più volte a far ospitare il setter in un centro in grado di curarlo”. Secondo i vigili vi è una ordinanza che deve esser rispettata e “se la signora Todde voleva dare conforto al setter poteva portarselo nel suo cortile”, avrebbero detto.

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