Tag Archives: natura

uomo contro natura 1-1

23 Nov

Per quindici anni i contadini statunitensi hanno pensato di essere più furbi della natura.

Tutta colpa della Monsanto???

Non credo: un contadino ama e rispetta la terra e la natura, sa che non è possibile giocarci  contro.

Eppure ci sono cascati in tanti, gli stessi che oggi parlano di “mostri” e non si capacitano della necessità di dover ricorrere a zappa e pala per salvare raccolti e guadagni, hanno usato sementi ogm per 16 anni.

Danno la colpa all’ingegneria genetica e in particolare ai sementi Roundup Ready. Le piante coltivate hanno un gene che permette loro di essere resistenti all’erbicida totale Roundup: grazie a questi sementi gli agricoltori hanno potuto usare l’erbicida indiscriminatamente, senza causare danni alle piantagioni e senza dover arare.

In questo modo si è arrivati ad avere il 58% del cotone, il 66% del mais e il 93% della soia Roundup Ready.

Tuttavia, come insegna Darwin, bisogna considerare sempre la selezione naturale: dopo una quindicina di anni di uso intensivo di queste sementi e di questo erbicida, una decina di erbe infestanti sono diventate resistenti e hanno finito con il moltiplicarsi in modo indiscriminato. Tra queste c’è l’Amaranthus palmeri: i contadini affermano che cresce di circa 5 cm al giorno e arriva ad assumere le forme più strane.

C’è stato un ritorno al passato, zappa alla mano si sta cercando di rimediare il danno creato in laboratorio…per eliminare le piante infestanti, ma soprattutto proteggere le colture…

 

 

To be continued

buone abitudini-l’olio usato

20 Ott

Non tutti i cibi sono fatti per sfamare il corpo, alcuni hanno solo la funzione di allietare il palato ma soprattutto lo spirito. Le fritture sono un ottimo esempio: patatine, carne, verdure, si può friggere tutto e mangiarli una volta ogni tanto non compromette la salute! Ciò a cui dobbiamo prestare maggiormente attenzione è il destino dell’olio usato e il suo impatto sull’ambiente. Infatti se da un lato buttarlo nel lavandino è quanto di più facile si possa pensare di fare, dall’altro rappresenta un danno per l’ambiente che ha ripercussioni nel tempo. Quando un litro di olio raggiunge le falde acquifere rende non potabile circa un milione di litri d’acqua che rappresenta la quantità media di acqua che una persona utilizza in 14 anni.

Infatti l’olio da frittura, al pari di altri olii esausti, una volta arrivato nelle falde acquifere forma una pellicola che impedisce gli scambi di ossigeno tra l’aria e l’acqua impedendo la vita al di sotto della pellicola.

Per evitare i danni ambientali l’olio va fatto raffreddare, conservato all’interno di contenitori chiusi e raccolto nelle isole ecologiche (per Roma clicca qui), oppure per evitare di portarli personalmente è possibile accordarsi con un ristoratore per lasciargli il nostro fusto d’olio da smaltire.

Tramite processi di trattamento e riciclo, si ottengono lubrificanti vegetali per macchine agricole, per biodiesel e glicerina per saponificazione (quest’ultimo processo può essere realizzato anche a casa: 1,5 litri di olio ci forniscono circa 2Kg di sapone!!!!)

quel campanile del lago di Resia

16 Ago

Una gita fuori porta ci ha portato nel profondo nord, al confine tra Italia, Svizzera e Austria. Un piccolo mondo a parte, di quelli che si lasciano alle spalle la politica e le grane che imperversano in tv e giornali. Ci ha attirato sin lassù il commento di un turista che ho letto in un forum: parlava dell’incanto del Lago di Resia e del suo campanile…in realtà non avevo capito molto, bello si ma tutto immaginavo tranne che il campanile fosse dentro il lago!!

Credevo di essere davanti al prodigio della natura selvaggia che si ri-appropria dei terreni…invece la storia è ben diversa.

Il lago di Resia è una località poco conosciuta tra chi, come me, non conosce il nord Italia, eppure ospita un paesaggio da favola, in grado di evocare alla mente splendide storie di cavalieri e principesse….e tutto grazie al campanile che emerge, come testimone finale di quello che le acque hanno nascosto.

Credevamo che il vecchio paese fosse stato sommerso dal tempo, invece la storia della sua origine ha connotazioni politiche, interessi economici, e soprattutto tanta povertà e la solitudine delle popolazioni coinvolte.

Tutto ha inizio nella seconda metà dell’800 quando l’ingegnere Josef Duile di Curion decise di abbassare il lago di Curon (che si trova vicino al lago di Resia) attraverso la costruzione di alcuni argini che incanalassero il Rio Carlino. Il primo dei numerosi intoppi al progetto è del 1955, quando l’inondazione dei paesi di Burgusio, Clusio, Laudes e Glorenza ha portato all’interruzione del progetto. Nel 1920, dopo un primo progetto austro-ungarico, il governo italiano (che ha avuto la zona grazie al patto St. Germain) ha deciso l’innalzamento del livello dell’acqua del lago di 5 metri e, nel 1939, il consorzio “Montecatini” che aveva ricevuto la concessione per la costruzione di una diga, decise l’innalzamento delle acque di 22 metri. Lo scoppio della seconda guerra mondiale ha bloccato ancora una volta i lavori, ripresi solo nel 1947 nonostante le proteste della popolazione locale che arrivò a chiedere l’intercessione di Papa Pio XII recandosi, inutilmente, a Roma.

Le proteste sono rimaste inascoltate e non hanno impedito che nel 1950 si chiudessero le cateratte del Rio Carlino facendo aumentare le acque del lago costantemente e distruggendo:

677 ettari di terreno, dei quali 523 agricoli.
163 case (107 a Curon, 47 a Resia e 9 a San Valentino).
150 famiglie contadine vennero private della loro unica fonte di reddito,

La meta’ dei contadini rimasti senza casa e senza lavoro fu costretta ad emigrare.

Attualmente il lago è lungo 6 km e largo 1 km, c’è una lingua di terra che permette una suggestiva passeggiata “tra le acque”…la sua costruzione ha coinvolto 7 mila operai che hanno lavorato per mille giorni scavando 35 km di tunnel sotterranei, usando 1,5 quintali di cemento, 10 mila tonnellate di ferro, 800 tonnellate di esplosivo (la glicerina arrivò dall’Argentina).

L’unico sopravissuto è il campanile (1357) della chiesa di Santa Caterina che non potrà certo risarcire quelle famiglie, ma attira oggi molti turisti, attratti da questo gigante muto che cela bene il segreto della sua origine….una leggenda vuole che d’inverno si sentano ancora le campane suonare, forse un eco delle proteste di chi perse tutto per l’origine di quella che è oggi una meta turistica simbolo della Val Venosta.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: