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la radioattività così vicina a noi

2 Dic

alex_radioattivita_puntata5Il corriere di Siena riportava ieri una notizia scritta al contrario. O per lo meno scritta da un punto di vista unico. Il racconto di un fatto da una sola prospettiva. Si trattava infatti della celebrazione del potenziamento dei controlli della nuova discarica di Poggibonsi. Qui, nella prima mattinata del 30 novembre sono scattati gli allarmi per la presunta presenza di materiale radioattivo in uno dei camion. La notizia di per se fa piacere. Ma proseguendo nell’articolo si scopriva che il rifiuto radioattivo era iodio131 e proveniva da un tovagliolo domestico usato un mese prima. Io giornalista continuava con la celebrazione dell’efficenza del sistema di controllo, con la velocità di intervento degli addetti. Ma, in tutto l’articolo, non è stata spesa neanche una parola per cercare di capire cosa ci facesse un rifiuto come quello in un sacchetto domestico. La realtà dei fatti è che in Italia vige una sorta di tacito silenzio su questi argomenti. Si fanno numerosi convegni, si parla su riviste di ogni genere dell’aumento della percentuale di incidenza di particolari tumori, ma delle cause non si parla quasi mai approfonditamente. Lo iodio131 è una sostanza radioattiva utilizzata durante i cicli di radioterapia in regime ospedaliero. Questo vuol dire che la persona viene ricoverata, sta in una stanza bunker che si trova diversi piani sotto terra, non ha contatti con nessuno per tutta la durata della cura per prevenire contaminazioni del personale medico e, solo al termine delle somministrazioni viene dimessa. Il ritorno a casa segue tempistiche nettamente diverse negli anni. I primi anni novanta erano caratterizzati da una cautela che spingeva i dottori a tenere ricoverata una settimana in più la persona. Dopo di che, evidentemente a seguito di costi insostenibili per il sistema sanitario, le persone sono state dimesse subito dopo la cura. Una madre di famiglia che torna a casa dai figli, un bambino che sta a contatto con i coetanei a scuola. Tutte fonti di contaminazioni. Si fa un gran parlare di prevenzione e non si guardano quelle più semplici, quelle controllabili. Che lo iodio131 sia una cura per alcune forme di tumore è un dato certo, ma è altrettanto certo che si tratta di una sostanza dannosa per un organismo sano. Dovremmo rifletterci. Non ci servono le centrali nucleari, abbiamo le nostre fonti di radioattività vicinissime a noi e non lo sappiamo.

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