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i vegetariani e le proteine

27 Nov

Da poco ho avuto modo di vedere degli articoli dell’American dietetic association su vegetarianesimo e veganesimo. Questa associazione, la più grande del settore, ha una posizione molto chiara sul tema ritenendo che le diete vegane ben bilanciate, così come altri tipi di diete vegetariane, sono appropriate durante tutti gli stadi del ciclo vitale (inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza).

Tra i vegetariani c’è un’incidenza minore di malattie cardiache, ipertensione, cancro a prostata e colon e diabete, soprattutto grazie alla presenza di meno grassi e più fibre.

La convinzione che i vegetariani (e ancora di più i vegani) non assumano abbastanza proteine è radicata nel tempo ed è stata confutata ben 40 anni fa, quando gli studi medici hanno evidenziato che un’alimentazione basata esclusivamente su pane, pasta riso o patate fornisce un apporto proteico adeguato e che le proteine vegetali sono in grado di soddisfare i fabbisogni nutrizionali e non è necessario assumere la carne.

Tra le fasce in cui è necessario un apporto proteico maggiore (bambini, donne gravide e in allattamento) è sufficiente aggiungere fagioli, piselli o lenticchie. Il problema sull’adeguata assunzione di Ferro sono aggirabili grazie agli alimenti che ne sono ricchi come soia, semi di zucca, albicocche secche, fagioli pinto, spinaci e uvette (per assorbire al meglio il Ferro contenuto in questi alimenti è consigliato assumere vitamina C, mentre gli integratori di calcio, il caffè e il the ne inibiscono l’assorbimento).

Ho scoperto che un atleta non ha bisogno di proteine animali per avere successo. Infatti il mio migliore anno nelle competizioni di atletica leggera e’ stato quando mi sono convertito al veganismo”   Carl Lewis

tall, blonde, gorgeous…forever

3 Nov

Lo slogan di questa foto andrebbe modificato in magnifiche, alte, bionde e indistruttibili…adella serie “mi piego ma non mi spezzo”!

Guardate il video per capire di che si tratta 🙂

 

buone abitudini-l’olio usato

20 Ott

Non tutti i cibi sono fatti per sfamare il corpo, alcuni hanno solo la funzione di allietare il palato ma soprattutto lo spirito. Le fritture sono un ottimo esempio: patatine, carne, verdure, si può friggere tutto e mangiarli una volta ogni tanto non compromette la salute! Ciò a cui dobbiamo prestare maggiormente attenzione è il destino dell’olio usato e il suo impatto sull’ambiente. Infatti se da un lato buttarlo nel lavandino è quanto di più facile si possa pensare di fare, dall’altro rappresenta un danno per l’ambiente che ha ripercussioni nel tempo. Quando un litro di olio raggiunge le falde acquifere rende non potabile circa un milione di litri d’acqua che rappresenta la quantità media di acqua che una persona utilizza in 14 anni.

Infatti l’olio da frittura, al pari di altri olii esausti, una volta arrivato nelle falde acquifere forma una pellicola che impedisce gli scambi di ossigeno tra l’aria e l’acqua impedendo la vita al di sotto della pellicola.

Per evitare i danni ambientali l’olio va fatto raffreddare, conservato all’interno di contenitori chiusi e raccolto nelle isole ecologiche (per Roma clicca qui), oppure per evitare di portarli personalmente è possibile accordarsi con un ristoratore per lasciargli il nostro fusto d’olio da smaltire.

Tramite processi di trattamento e riciclo, si ottengono lubrificanti vegetali per macchine agricole, per biodiesel e glicerina per saponificazione (quest’ultimo processo può essere realizzato anche a casa: 1,5 litri di olio ci forniscono circa 2Kg di sapone!!!!)

povera piccola Pallina????!!!!

21 Lug


Da quando ho visto l’invito che circola su face book ho continuato a pensare a Pallina e mi sono detta di essere davvero fortunata ad esser arrivata a metà luglio senza averla ancora incontrata….ma questo è il passato. Rientrare a casa e trovare Pallina in cucina insieme a due amichette non ha avuto prezzo….E così mi è venuto in mente di cercare qualche informazione in più sulla mia visitatrice notturna!!!
Innanzitutto è un insetto che fa parte dei blattoidei….insieme a circa 4000 altre specie. Queste girovaghe sono diffuse ovunque tranne ai poli e alle altitudini superiori ai 2 mila metri (e va da se che abitare al terzo piano non mi serve a nulla).
Le specie più importanti per l’igiene pubblica sono essenzialmente 4:
– la Blatta orientalis, che vive nelle fogne e negli edifici (e credo sia stata lei a traumatizzarmi da piccola dopo aver guardato dentro un tombino mentre facevano dei lavori)
– la Blatella germanica, onnipresente, soprattutto dove può trovare acqua (per questo medito di trasferirmi ai poli)
– la Periplaneta americana, vive ovunque, fogne comprese. La piccolina “ama” i cibi zuccherini, le colle e la carta
– la Supella lonipalpa , è la blatta dei mobili, presente ovunque e super invasiva (e di questa credo di aver conosciuto l’intera famiglia qualche anno fa, a Cagliari).
La loro importanza è dovuta alle loro feci e alle secrezioni ghiandolari, infatti possono trasmettere patologie come la salmonellosi, e microrganismi patogeni come enterobatteri, stafilococchi e micobatteri.

..insomma non siamo del tutto paranoiche quando cominciamo a saltare e correre disperate….!

la radioattività così vicina a noi

2 Dic

alex_radioattivita_puntata5Il corriere di Siena riportava ieri una notizia scritta al contrario. O per lo meno scritta da un punto di vista unico. Il racconto di un fatto da una sola prospettiva. Si trattava infatti della celebrazione del potenziamento dei controlli della nuova discarica di Poggibonsi. Qui, nella prima mattinata del 30 novembre sono scattati gli allarmi per la presunta presenza di materiale radioattivo in uno dei camion. La notizia di per se fa piacere. Ma proseguendo nell’articolo si scopriva che il rifiuto radioattivo era iodio131 e proveniva da un tovagliolo domestico usato un mese prima. Io giornalista continuava con la celebrazione dell’efficenza del sistema di controllo, con la velocità di intervento degli addetti. Ma, in tutto l’articolo, non è stata spesa neanche una parola per cercare di capire cosa ci facesse un rifiuto come quello in un sacchetto domestico. La realtà dei fatti è che in Italia vige una sorta di tacito silenzio su questi argomenti. Si fanno numerosi convegni, si parla su riviste di ogni genere dell’aumento della percentuale di incidenza di particolari tumori, ma delle cause non si parla quasi mai approfonditamente. Lo iodio131 è una sostanza radioattiva utilizzata durante i cicli di radioterapia in regime ospedaliero. Questo vuol dire che la persona viene ricoverata, sta in una stanza bunker che si trova diversi piani sotto terra, non ha contatti con nessuno per tutta la durata della cura per prevenire contaminazioni del personale medico e, solo al termine delle somministrazioni viene dimessa. Il ritorno a casa segue tempistiche nettamente diverse negli anni. I primi anni novanta erano caratterizzati da una cautela che spingeva i dottori a tenere ricoverata una settimana in più la persona. Dopo di che, evidentemente a seguito di costi insostenibili per il sistema sanitario, le persone sono state dimesse subito dopo la cura. Una madre di famiglia che torna a casa dai figli, un bambino che sta a contatto con i coetanei a scuola. Tutte fonti di contaminazioni. Si fa un gran parlare di prevenzione e non si guardano quelle più semplici, quelle controllabili. Che lo iodio131 sia una cura per alcune forme di tumore è un dato certo, ma è altrettanto certo che si tratta di una sostanza dannosa per un organismo sano. Dovremmo rifletterci. Non ci servono le centrali nucleari, abbiamo le nostre fonti di radioattività vicinissime a noi e non lo sappiamo.

pesci e antidepressivi

25 Nov

shark_tale_narrowweb__200x372Ogni anno tonnellate di medicine finiscono nell’ambiente. Alcuni attraverso le escrezioni dei pazienti, altri attraverso la spazzatura.

Il meeting in Tampa della “society of enviromental toxicology & chemistry” ha posto l’accento su decine di studi che dimostrano che ci possono essere tre effetti principali:

letali sia su piante che su animali,

alterare il comportamento degli animali

essere dannosi.

In particolare sei studi, hanno dimostrato che ci possono essere cambiamenti nel comportamento riproduttivo a causa della presenza di farmaci nelle acque. Questo risultato va ad aggiungersi sulla già nota presenza di sostanze psicoattive nel cervello di pesci che vivono in acque insane.

Per esempio è stata notata un’aumentata aggressività dei pesci che difendono la loro tana, in seguito ad esposizione a Effexor.

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