Tag Archives: tumori

world cancer day

4 Feb

Dal 2005, ogni 4 febbraio, viene celebrato il world cancer day.

Quest’anno si è scelto di puntare alla raccolta firme: 1 milione da sottoporre all’attenzione delle nazioni unite a settembre, quando si svolgerà lo “High Level meeting on non communicable diseases” (Ncds), prima riunione Onu sulle malattie croniche.

ecco il video promozionale:

triangolo della morte

2 Nov

Questi giorni mi sono imbattuta in un articolo del 2004 pubblicato dalla rivista “Lancet Oncology” che lancia un messaggio inequivocabile parlando di Triangolo della morte.

Il riferimento, per niente lusinghiero, va alla zona compresa tra Nola, Acerra e Marigliano.

Dai dati disponibili emerge infatti una profonda discrepanza tra l’indice di mortalità per il tumore al fegato, che a livello italiano si attesta a 14 casi ogni 100mila abitanti, sale sino a 35,9 per gli uomini e 20,5 per le donne (ogni 100mila abitanti).

Secondo lo studio la causa di questi dati è da ricondurre allo stoccaggio dei rifiuti, soprattutto illegale, che porta all’inquinamento del territorio e si ripercuote nella catena alimentare e nell’atmosfera di chi vive nella zona.

Gli organi colpiti sono i più sensibili del corpo: vescica, fegato e stomaco, dove c’è maggiore probabilità che la sostanza tossica entri all’interno della cellula. Tra i 20 e i 40 anni il rischio leucemie e linfomi, dunque, risulta più elevato.

Ma questo era il 2004…ci sarebbe stato tanto lavoro da fare, eppure siamo ancora qui a discuterne.

un tempo era gomorra

12 Mar

E’ storia di qualche anno fa. Lo scandalo di Gomorra, delle discariche abusive in Campania. Si è detto e ridetto che i camorristi non rispettano la salute della loro terra e di chi ci vive. E il film omonimo ci ha dato una dimostrazione visiva del fenomeno, con lo stakeholder che butta la verdura regalatagli..perchè lui sa con cosa è “concimata”.
Oggi la storia ci viene riproposta, uguale, cambia la locazione, cambiano i protagonisti.
La scena si sposta in Lazio, a Colleferro, dove c’è un termovalorizzatore che ogni anno brucia 220 mila tonnellate di rifiuti. Di tutta questa cifra solo 60 mila provengono dal Lazio, le altre migliaia arrivano da Campania, Puglia e Toscana. I rifiuti trattati sono stati cportoni, filtri chimici, amianto e altre sostanze tossiche, bruciate come se non dovessero subire un trattamento a parte. Il tutto fatto aggirando la legge, senza controlli, con certificati sulle emissioni di gas fasulli e manomissione dei software che avrebbero dovuro far scattare gli allarmi in presenza di sostanze tossiche. Se un dipendente provava a segnalare anomalie si provvedeva con le minaccie di sanzioni o addirittura il licenziamento.
Lo scandalo è venuto fuori grazie alla denucia sporta dal direttore tecnico dei termovalizzatori, ma la popolazione è da anni che protesta, inascoltata.
Sit in e proteste inutili, racconti agghiaccianti di persone che denunciano che “ci stanno avvelenando da anni, da secoli, da sempre. prima con il fosforo, poi con il mercurio, poi con il ddt, sotterrato a quintali lungo il Sacco, un fiume dove non puoi pià gettare un amo perchè non ti torna su niente. e adesso il termovalorizzatore, questo produttore di morte.” Parlano di camion che arrivavano di notte, con il marchio di una birra che non è mai esistita, mai stata prodotta. Falsificavano tutto, quello che rimane di certo è la grande incidenza di leucemie che ha colpito la popolazione locale.
Come gomorra, forse peggio.

la radioattività così vicina a noi

2 Dic

alex_radioattivita_puntata5Il corriere di Siena riportava ieri una notizia scritta al contrario. O per lo meno scritta da un punto di vista unico. Il racconto di un fatto da una sola prospettiva. Si trattava infatti della celebrazione del potenziamento dei controlli della nuova discarica di Poggibonsi. Qui, nella prima mattinata del 30 novembre sono scattati gli allarmi per la presunta presenza di materiale radioattivo in uno dei camion. La notizia di per se fa piacere. Ma proseguendo nell’articolo si scopriva che il rifiuto radioattivo era iodio131 e proveniva da un tovagliolo domestico usato un mese prima. Io giornalista continuava con la celebrazione dell’efficenza del sistema di controllo, con la velocità di intervento degli addetti. Ma, in tutto l’articolo, non è stata spesa neanche una parola per cercare di capire cosa ci facesse un rifiuto come quello in un sacchetto domestico. La realtà dei fatti è che in Italia vige una sorta di tacito silenzio su questi argomenti. Si fanno numerosi convegni, si parla su riviste di ogni genere dell’aumento della percentuale di incidenza di particolari tumori, ma delle cause non si parla quasi mai approfonditamente. Lo iodio131 è una sostanza radioattiva utilizzata durante i cicli di radioterapia in regime ospedaliero. Questo vuol dire che la persona viene ricoverata, sta in una stanza bunker che si trova diversi piani sotto terra, non ha contatti con nessuno per tutta la durata della cura per prevenire contaminazioni del personale medico e, solo al termine delle somministrazioni viene dimessa. Il ritorno a casa segue tempistiche nettamente diverse negli anni. I primi anni novanta erano caratterizzati da una cautela che spingeva i dottori a tenere ricoverata una settimana in più la persona. Dopo di che, evidentemente a seguito di costi insostenibili per il sistema sanitario, le persone sono state dimesse subito dopo la cura. Una madre di famiglia che torna a casa dai figli, un bambino che sta a contatto con i coetanei a scuola. Tutte fonti di contaminazioni. Si fa un gran parlare di prevenzione e non si guardano quelle più semplici, quelle controllabili. Che lo iodio131 sia una cura per alcune forme di tumore è un dato certo, ma è altrettanto certo che si tratta di una sostanza dannosa per un organismo sano. Dovremmo rifletterci. Non ci servono le centrali nucleari, abbiamo le nostre fonti di radioattività vicinissime a noi e non lo sappiamo.

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