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giovanni rana, l’animalista

10 Mag

Da qualche tempo, nelle sue pubblicità, Giovanni Rana si vanta di usare solo galline da allevamento a terra. E, come dice lui, per i suoi prodotti sceglie solo il meglio perchè da anni ci mette la faccia in prima persona.

Infatti, aprendo il suo sito, compare subito un video che spiega la politica aziendale:

L’espressione “galline allevate a terra”, così innoqua e ricca di buoni propositi, in realtà non significa nulla. Infatti, come riporta una guida della Lav, questo tipo di allevamento avviene a terra e senza gabbie, però in capannoni chiusi senza accesso all’esterno, un massimo di dodici galline per metro quadrato, nidi, trespoli, lettiere.

Forse pecca di ingenuità..ma affermare di utilizzare prodotti che darebbe anche ai nipoti è un pò troppo, sopratutto considerando che le galline utilizzate vengono imbottite di farmaci alla strega di tutte le altre…L’unica soluzione rimangono le uova BIO.

Prima o poi,  ci arriverà anche lui, magari dopo aver visitato davvero un allevamento.

a ciascuono il suo uovo

2 Ott

Un’indagine dell’Eurobarometro ha rivelato che circa il 62% della popolazione europea intervistata è disponibile a cambiare il supermercato abituale per poter acquistare prodotti maggiormente rispettosi del benessere degli animali.

Questa scelta diventa molto importante nella scelta delle uova. Infatti la nostra buona volontà viene spesso messa in discussione da etichette poco chiare e ingannevoli: non è raro vedere immagini e slogan che inducono il consumatore a credere di acquistare prodotti rispettosi del benessere degli animali e poi scoprire il contrario.

L’acquisto critico delle uova richiede qualche minuto di tempo in più davanti allo scaffale e una buona dose di pazienza nel cercare di leggere i timbri. Infatti questo è l’unico modo per aggirare le immagini e gli slogan presenti sulle confezioni e mirati alla sola vendita del prodotto.

È importante sapere che dal primo gennaio 2004 sono entrate in vigore le nuove norme per l’etichettatura delle uova: il primo numero consente di risalire al tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), la seconda sigla indica lo Stato in cui è stato deposto (es.IT), seguono le indicazioni relative al codice ISTAT del Comune, alla sigla della Provincia ed infine il codice distintivo dell’allevatore.

Per quanto riguarda la scelta dell’ ‘”uovo giusto” ho scelto due posizioni contrapposte.

Da un lato un opuscolo realizzato dalla Lav (Lega anti vivisezione) spinge il consumatore a evitare l’acquisto di uova da allevamenti in gabbia e preferire quelle biologiche o all’aperto elencando tutti i benefici per la nostra salute e per il benessere degli animali.

Dall’altra parte il sito Laboratorio AntiSpecista offre una visione diversa e afferma:

“La realtà delle uova biologiche o allevate all’aperto è molto meno rosea di quello che si vuole far credere, lo spazio per le galline in allevamenti bio o in quelli all’aperto è di 833cm2 per gallina (equivalenti a un foglio 35cm x 25cm) mentre in quelli da batteria lo spazio è di 600cm2 (equivalenti a un foglio 20cm per 30cm) quindi concretamente la gallina ha 2,5 cm (un pollice) in più di spazio attorno a se, cosa che come si può capire non è certo una grande differenza.

La differenza vera è che negli allevamenti all’aperto o bio le galline devono avere accesso a spazi aperti almeno quotidianamente, il problema è che questa legge è facilmente aggirabile, lo spazio aperto non è detto che sia realmente utilizzato dalle galline. Immaginiamo ad esempio un capannone adibito ad allevamento io di galline ovaiole che allevi 2000 galline e abbia all’esterno effettivamente i 5000m2 richiesti dalla legge (2000galline x 2.5metri), non è detto che questo spazio sia effettivamente a disposizione delle galline. In quanto le galline si allontanano solo pochi metri dal proprio giaciglio e dal posto dove stano cibo e acqua, questo fa si che in realtà i 2,5 metri a disposizione a livello concreto diventino davvero molti meno e quindi questo fa si che per le galline la situazione non sia poi diversisa da quelle in batteria. La vita sarà migliore, senza dubbio, ma da lì ad essere eticamente accettabile ne passa davvero tanto.”

La verità sembra ingarbugliata: sarebbe meglio evitare le uova e secondo me acquistare quelle biologiche (etichetta 0) è di gran lunga la scelta preferibile.

biologico vs convenzionale

28 Set

Più leggo il Time più mi piace.

Qualche settimana fa hanno pubblicato un articolo molto interessante sul cibo biologico. Tra le pagine e pagine (e pagine) di articolo, ho trovato uno schema riassuntivo sul paragone con il cibo convenzionale.

UOVA

biologico: il mangime delle   galline può contenere alcuni integratori, come la farina di semi di lino, che ne aumentano il contenuto di vitamina A e omega 3 migliorandone anche il gusto. Inoltre gli animali hanno più spazio a disposizione per muoversi.

convenzionale: le uova non biologiche sono più facili da trovare e costano meno.

Verdetto: biologico

LATTE

biologico: alle vacche non vengono somministrati antibiotici e ormoni con notevoli benefici per quanto riguarda la farmaco resistenza e la pubertà precoce delle ragazze.

convenzionale: è più economico.

Verdetto: chi può permetterselo dovrebbe scegliere il latte da allevamento biologico

CARNE

biologica: l’alta percentuale di omega 3 presente nell’erba del pascolo riduce il rischio di tumori e problemi cardiaci. Inoltre il minor affollamento delle stalle riduce la possibilità che si verifichino trasmissioni di E. Coli.

convenzionale: ha più gusto e costa meno. La carne convenzionale è più grassa e quindi più saporita, senza contare che il prezzo della carne biologica rimane proibitiva per molte persone.

Verdetto: optare per il biologico

FRUTTA E VERDURA

biologica: ha un minor contenuto di pesticidi, inoltre se il cibo è locale e di stagione si riducono le emissioni di anidride carboniche legate al trasporto.

convenzionale: costa meno di quella biologica e non ci sono grandi differenze nutrizionali. In più poca gente abita vicino ad una fattoria per cui il problema del trasporto rimane presente.

Verdetto: convenzionale.

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